27 Maggio 2016

Tributi locali. L'interpello

 

Circolare n, 9/E del 1 aprile 2016 - Commento alle novità del decreto  legislativo  24  settembre  2015,  n.  156 recante revisione della disciplina degli interpelli (1)

In attuazione dell’art.  6,  co.  6  della  legge  delega 11  marzo  2014,  n.  23 è stato emanato il d.lgs. n. 156 del 2015, recante  “Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contezioso tributario”, che è intervenuto a modificare la disciplina  dell’interpello  prevista  dall’articolo  11  dello  Statuto  dei  diritti  del  contribuente (legge n. 212 del 2000).
La norma è stata oggetto di due interventi esplicativi e precisamente di un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia  delle  entrate, emanato in attuazione dell’articolo 8 del decreto 156/2015, emesso il 4 gennaio 2016 e della Circolare 9/E del 1 aprile 2016 qui in commento.

Dal 1° gennaio 2016 anche i comuni sono soggetti a possibili interpelli e sono chiamati ad adeguare i propri regolamenti entro il 30 giugno 2016, individuando quelle, tra le norme disciplinanti l’istituto (2) , siano applicabili anche agli enti locali.
Il  nuovo  quadro  normativo  prevede  diverse  tipologie  di interpello. Sono applicabili ai tributi comunali le seguenti fattispecie (3):
-  interpello  ordinario:  riguarda  l’applicazione  delle  disposizioni  tributarie quando vi sono condizioni di obiettiva incertezza sulla corretta interpretazione di tali disposizioni  e  sulla  corretta  qualificazione  di  fattispecie  alla  luce  delle  disposizioni tributarie applicabili alle medesime, ove ricorrano condizioni di obiettiva incertezza; l’interpello ordinario è applicabile ai tributi comunali;
-   interpello  antiabuso:  riguarda  l'applicazione  della  disciplina  sull'abuso  del diritto  ad  una  specifica  fattispecie  con  riferimento  a  qualsiasi  settore  impositivo; l’interpello antiabuso è applicabile ai tributi comunali;
Si precisa che nelle more dell’aggiornamento del regolamento comunale sul diritto di interpello, fatte  salve  le  norme  procedurali  non  in  contrasto  con  il  nuovo  quadro  normativo,  le modifiche recate dal d.lgs. n. 156 del 2015 sono applicabili ai tributi locali già dal 1° gennaio 2016,  e  ciò  ovviamente  anche  nell’ipotesi  in  cui  il  Comune  non  abbia  mai  approvato  un proprio regolamento sul diritto di interpello.

Il presente documento individua, alla luce della normativa vigente e della circolare in commento, le procedure e norme applicabili agli interpelli proposti agli enti locali.

Norme e procedure applicabili agli Enti Locali
L’istanza di interpello è redatta in forma libera ed è esente da bollo, deve essere sottoscritta dal contribuente o da suo rappresentante munito di delega e presso cui in contribuente abbia eletto il domicilio; va presentata agli Uffici competenti secondo le modalità consentite: consegna a mano, spedizione a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento, posta elettronica certificata. I soggetti non residenti nel territorio dello Stato possono utilizzare la posta elettronica ordinaria.
Le istanze trasmesse ad un Ufficio incompetente sono validamente presentate, ma il computo del tempo per la formazione del silenzio-assenso decorre da quando il quesito perviene all’Ufficio competente. Questa trasmissione, da eseguire “tempestivamente” , è un compito dell’Ufficio incompetente che sia stato destinatario dell’interpello. L’Ufficio competente comunica al contribuente la data in cui è entrato in possesso dell’istanza.

La risposta dell’Amministrazione (scritta e motivata) deve essere fornita entro:
- 90 giorni dalla ricezione da parte dell’ufficio competente dell’interpello ordinario;
- 120 giorni in ttte le altre tipologie di istanze
La mancata risposta si comporta accoglimento della soluzione proposta dal contribuente (silenzio-assenso).

Le istanze devono rispettare i requisiti stabiliti dall’art. 3, comma 1 del Decreto:
a) l’indicazione dei dati identificativi dell’istante ed eventualmente del suo legale rappresentante, compreso il codice fiscale;
b) l’indicazione del tipo di istanza fra quelle di cui alle diverse lettere del comma 1 e al comma 2, dell’art. 11, della Legge 27 luglio 2000,n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente);
c) la circostanziata e specifica descrizione della fattispecie;
d) le specifiche disposizioni di cui si richiede l’interpretazione, l’applicazione;
e) l’esposizione, in modo chiaro ed univoco, della soluzione proposta;
f) l’indicazione del domicilio e dei recapiti anche telematici dell’istante o dell’eventuale domiciliatario presso il quale devono essere effettuate le comunicazioni dell’Amministrazione e deve essere comunicata la risposta;
g) la sottoscrizione dell’istante o del suo legale rappresentante ovvero del procuratore generale o speciale. Se la procura non è contenuta incalce o a margine dell’atto deve essere allegata.

L’art. 3, comma 2 del Decreto prevede che il contribuente alleghi la copia della documentazione rilevante ai fini della risposta - non in possesso dell’Amministrazione o di altre Pubbliche amministrazioni indicate dall’istante.
Devono essere allegati i pareri resi dall’Ufficio competente nel caso in cui la risposta presupponga accertamenti di natura tecnica, non di competenza dell’Amministrazione interpellata.
Le istanze carenti dei requisiti delle lett. b), d), e), f) e g) vengono sospese. L’Amministrazione entro 30 giorni dalla consegna o ricezione dell’istanza - invita il contribuente a completare l’interpello entro i successivi 30 giorni, sempre che l’ufficio non ritenga comunque l’atto irricevibile ed inammissibile per altri motivi: i termini per la risposta del Fisco decorrono da quando riceve gli elementi che consentono la regolarizzazione. Le istanze non regolarizzate entro tale termine sono dichiarateinammissibili. Se, come previsto dall’art. 4 del Decreto, l’istanza sia completa negli elementi sopra indicati, ma che gli stessi non siano comunque sufficienti a motivare una risposta, l’Amministrazione chiede, una sola volta, di integrare la documentazione presentata. Il termine per la risposta viene fissato in 60 giorni dalla ricezione della documentazione integrativa. Il termine massimo assegnato al contribuente per la presentazione della documentazione aggiuntiva è di un anno, dopo il quale l’istanza si intende rinunciata. In ogni caso il contribuente può formulare una rinuncia espressa all’interpello.

La presentazione delle istanze non ha effetto sulle scadenze, né sulla decorrenza dei termini di decadenza, e non comporta interruzione o sospensione dei termini di prescrizione (art. 11, comma 5 del Decreto).
L’istanza deve essere peraltro presentata prima della scadenza dei termini ordinari per la presentazione della dichiarazione o l’assolvimento di altri obblighi tributari correlati al caso prospettato nel quesito. Non rilevano i termini concessi all’Amministrazione per renderela propria risposta.

Il quesito è inammissibile se:
- non sussistono condizioni di obiettiva incertezza, quando l’ Amministrazione ha compiutamente fornito la soluzione per fattispecie corrispondenti mediante atti pubblicati, ai sensi dell’art. 5, comma 2 dello Statuto, sia sotto forma di circolari che di risoluzioni. Questa condizione riguarda l’ interpello ordinario. Al riguardo la circolare dispone che l’Amministrazione fornirà al contribuente l’indicazione dell’atto nel quale può trovare la risposta;
- il quesito non indica almeno i dati identificativi del contribuente (con dato non integrato nemmeno dopo la richiesta dell’Ufficio) e la circostanziata e specifica descrizione della fattispecie;
- il quesito viene presentato dopo la scadenza della dichiarazione o dell’adempimento cui si riferisce (carenza del requisito di tempestività dell’interpello);
- l’istanza riguarda la stessa questione per la quale il contribuente ha già ottenuto un parere, salvo che vengano indicati elementi di fatto o di diritto non rappresentati in precedenza;
- l’interpello non viene regolarizzato entro 30 giorni dalla richiesta di integrazione degli elementi mancanti;
- sono già in atto attività di controllo e accertamento.

L’inammissibilità del quesito va riscontrata per iscritto, per non incorrere nel rischio di formazione di silenzio assenso.

La risposta dell’ente impositore, sia essa esplicita, cioè scritta e motivata, che tacita per mancato riscontro nel termine sopra indicato, vincola l’Amministrazione finanziaria, con la sanzione di nullità per gli atti, anche a contenuto impositivo o sanzionatorio, difformi dalla risposta. L’efficacia della risposta si estende ai successivi comportamenti del contribuente, che siano riconducibili alla fattispecie oggetto di interpello.
L’Amministrazione è però titolare del diritto di ripensamento, ma la soluzione interpretativa difforme opera soltanto per gli eventuali comportamenti futuri del contribuente. Nel caso in cui il contribuente raggiunto dalla comunicazione del cambiamento di parere continuass ad applicare la risposta a lui favorevole, dovrà pagare le imposte eventualmente dovute e gli interessi, ma non le sanzioni (par. 4.4 della circolare).
Le risposte all’interpello non sono impugnabili.

Brescia, lì 27.05.2016

Avv. Pieranna Buizza

All. circolare 9/E.

Note

(1) Fonti consultate: d.lgs.  n.  156  del  2015, art. 11 dello Statuto del contribuente, Circolare 9/E in commento, Regolamento IFEL; Raffaele Rizzardi, La procedura unificata per gli interpelli, in Corriere Tributario, n. 22/2016, pag. 1707 ss.
(2) L’attuale disciplina dell’interpello si desume dal novellato art. 11  dello  Statuto  e  dalle disposizioni  del  d.lgs.  n.  156  del  2015  ed  in particolare:  dall’  articolo  2  (legittimazione  e  presupposti),  3  (contenuto  delle  istanze),  4 (istruttoria dell’interpello), 5 (inammissibilità delle istanze) e 6 (coordinamento con l’attività di accertamento e contenzioso).
(3) Sono invece inapplicabili ai comunile fattispecie di interpello probatorio (che riguarda la sussistenza delle condizioni e la valutazione della idoneità degli elementi probatori richiesti dalla legge per l'adozione di specifici regimi fiscali nei casi espressamente previsti, come ad esempio le istanze presentate dalle  società  “non  operative”  (articolo  30  della  legge  724  del  1994) e l’interpello  disapplicativo (che riguarda  la  disapplicazione  di  norme  che,  allo scopo di contrastare comportamenti elusivi, limitano deduzioni, detrazioni, crediti di imposta  se  viene  fornita  la  dimostrazione  che  detti  effetti  elusivi  non  potevano verificarsi).



- circolare-ade-n.-9-del-1deg-aprile-2016.pdf --556.59 kb


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