20 Dicembre 2016

Le Sezioni Unite definiscono i confini della inammissibilità degli atti introduttivi del giudizio.

Le Sezioni Unite definiscono i confini della inammissibilità degli atti introduttivi del giudizio.

Cassazione Sez. Un. Civili 14 settembre 2016, n. 18121.

 

Massime.

Notifica di ricorso sprovvisto di alcune pagine – Inammissibilità – sanabilità del vizio di notifica – Applicabilità.

La mancanza, nella copia notificata del ricorso per cassazione (il cui originale risulti ritualmente depositato nei termini) di una o più pagine, ove impedisca al destinatario la completa comprensione delle ragioni addotte a sostegno dell'impugnazione, non comporta l'inammissibilità del ricorso, ma costituisce un vizio della notifica di tale atto, sanabile con efficacia ex tunc mediante la nuova notifica di una copia integrale del ricorso, su iniziativa dello stesso ricorrente o entro un termine fissato dalla Corte di cassazione, ovvero per effetto della costituzione dell'intimato, salva la possibile concessione a quest'ultimo di un termine per integrare le sue difese”.

Appello proposto davanti a giudice incompetente – Inammissibilità dell’impugnazione – Esclusione – Translatio iudicii – Applicabilità

L’appello proposto davanti ad un giudice diverso, per territorio o grado, da quello indicato dall’art. 341 c.p.c. non determina l’inammissibilità dell’impugnazione, ma è idoneo ad instaurare un valido rapporto processuale, suscettibile di proseguire dinanzi al giudice competente attraverso il meccanismo della translatio iudicii”.

 

La sentenza in esame le Sezioni Unite della Cassazione, enunciando i due principi di diritto sopra esposti, contribuisce alla definizione del vizi che determinano l’inammissibilità degli atti introduttivi del giudizio.

In primo luogo la Suprema Corte ha preso posizione sul contrasto giurisprudenziale che, in presenza di un ricorso introduttivo notificato incompleto alla controparte, scartando un primo orientamento, maggioritario, a favore della inammissibilità del ricorso laddove l’assenza di talune pagine nella copia notificata a controparte determinasse la impossibilità di conoscere l’oggetto della domanda, in favore dell’orientamento minoritario, che in tali ipotesi, riteneva configurabile un vizio del procedimento notificatorio e non dell’atto, e ravvisava la possibilità di una sanatoria ex tunc mediante la rinnovazione della notifica. Tale soluzione viene preferita in primo luogo perché “in caso di notifica di un atto di impugnazione mancante di qualche pagina (e sempre che, ovviamente, l’originale, ritualmente depositato, sia completo), non ricorre alcuna difformità dell’atto rispetto al modello legale, né è ipotizzabile una questione di carenza dei presupposti dell’impugnazione. Ove, pertanto, nell’ipotesi considerata, si ritenesse l’inammissibilità dell’atto di impugnazione, si finirebbe con l’applicare in via analogica tale gravosa sanzione processuale al di fuori delle fattispecie espressamente considerate dalla legge, e pur essendo certamente configurabile il potere di impugnazione”.

Secondariamente, la scelta delle Sezioni Unite si giustifica “anche perché, dal punto di vista sistematico, presuppone la prevalenza dell’originale dell’atto rispetto alla copia notificata; laddove l’indirizzo maggioritario, nel ricollegare alla notifica dell’atto incompleto l’inammissibilità dell’impugnazione, postula inevitabilmente la prevalenza dell’atto notificato rispetto all’originale. Il che collide manifestamente sia con l’affermazione, più volte ricorrente nella giurisprudenza, secondo cui, ai fini del riscontro degli atti processuali, deve aversi riguardo agli originali e non alle copie (tra le tante v. Cass. Sez. Un. 22-2-2007 n. 4112; Cass. 7-5-2015 n. 9262), sia con la diversa conclusione pacificamente recepita da questa Corte in caso di notifica di un provvedimento giudiziario incompleto, allorché si afferma senza esitazione la sussistenza di una mero vizio della notificazione e non del provvedimento (Cass. 7-12-2011 n. 26364; Cass. 16-4-1997 n. 3251; Cass. 25-1-1995 n. 888). La soluzione seguita dall’orientamento minoritario, pertanto, ha il merito di ricondurre ad unità, sotto il profilo considerato, le ipotesi della notifica incompleta di un atto di parte e di un provvedimento giudiziario; fattispecie che, nonostante la diversa natura e funzione dei due tipi di atti, si basano entrambe sull’identico presupposto della discordanza tra l’originale e la copia notificata, e richiedono, quindi, la soluzione di un identico problema, ovvero quello di verificare se il vizio che ne deriva riguardi direttamente l’atto ovvero il relativo procedimento notificatorio”.

Premesso quanto sopra, quindi, le Sezioni unite risolvono il contrasto giurisprudenziale affermando il seguente principio di diritto: “La mancanza, nella copia notificata del ricorso per cassazione (il cui originale risulti ritualmente depositato nei termini), di una o più pagine, ove impedisca al destinatario la completa comprensione delle ragioni addotte a sostegno dell’impugnazione, non comporta l’inammissibilità del ricorso, ma costituisce un vizio della notifica di tale atto, sanabile con efficacia ex tunc mediante la nuova notifica di una copia integrale del ricorso, su iniziativa dello stesso ricorrente o entro un termine fissato dalla Corte di Cassazione, ovvero per effetto della costituzione dell’intimato, salva la possibile concessione a quest’ultimo di un termine per integrare le sue difese”.

La stessa sentenza dirime un secondo contrasto in tema di competenza territoriale inderogabile. Essa prende atto dell’esistenza di due opposti orientamenti dei quali un primo afferma che l’appello proposto davanti ad un giudice territorialmente incompetente non configura un’ipotesi di inammissibilità dell’impugnazione ai sensi dell’art. 358 cod. proc. civ., ma vale ad instaurare un valido rapporto processuale suscettibile di proseguire dinanzi al giudice competente, essendo possibile, attraverso il meccanismo della riassunzione, trasferire e proseguire il rapporto processuale originario davanti all’organo dichiarato competente. Il secondo, viceversa, ritiene che la norma sulla translatio di cui all’art. 50 cod. proc. civ. non può trovare applicazione nemmeno nel caso di impugnazione proposta dinanzi ad un giudice territorialmente non corrispondente a quello indicato dalla legge.

Le Sezioni Unite compongono il contrato privilegiando l’interpretazione favorevole all’applicabilità della regola della translatio iudicii anche in grado di appello precisando che “invero, su un piano concettuale, non sembra possibile negare che la norma (art. 341 cod. proc. civ.) che detta i criteri per l’individuazione del giudice legittimato a ricevere l’appello, preveda, in realtà, una ipotesi di "competenza", intesa come frazione dell’intero esercizio della funzione giurisdizionale. Si tratta, peraltro, di una competenza sui generis, in ragione della contemporanea previsione di criteri d’individuazione sia in senso verticale (giudice superiore) che orizzontale (giudice che ha sede nella circoscrizione di quello che ha pronunciato la sentenza); e alla quale, proprio in considerazione dei suoi tratti peculiari, appare confacente la qualifica di "competenza funzionale", attribuitale dalla dottrina prevalente e recepita da queste Sezioni Unite nella sentenza 22- 11-2010 n. 23594, nella quale è stato affermato che "L’individuazione del giudice di appello, ex art. 341 c.p.c., attiene a una competenza territoriale del tutto sui generis, che prescinde dai comuni criteri di collegamento tra una causa e un luogo: dipende indefettibilmente dalla sede del giudice a quo, sicché è dotata di un carattere prettamente funzionale che impedisce il definitivo suo radicamento presso un giudice diverso, per il fatto che la questione non sia stata posta in limine litis". Non sembra sostenibile, pertanto, l’assunto, posto a base delle decisioni che hanno escluso l’applicabilità al giudizio di appello dell’art. 50 cod. proc. civ., secondo cui l’erronea individuazione del giudice legittimato a decidere sull’impugnazione non darebbe luogo a una questione di competenza, ma comporterebbe l’inammissibilità del gravame. E invero, premesso il richiamo a quanto rilevato al punto 3C) riguardo alle ipotesi di inammissibilità dell’impugnazione conosciute nel nostro sistema processuale, si osserva che il vizio derivante dall’individuazione di un giudice di appello diverso rispetto a quello determinato ai sensi dell’art. 341 c.p.c. non rientra né tra i casi per i quali è espressamente prevista dalla legge la sanzione della inammissibilità del gravame, né tra i casi in cui non sia configurabile il potere di impugnare: il vizio in esame, infatti, non incide sull’esistenza del potere di impugnazione, ma solo sul suo legittimo esercizio, essendo stato tale potere esercitato dinanzi ad un giudice diverso da quello al quale andava proposto il gravame. 6D) Una volta ricondotta nella nozione di "competenza" la regola che individua il giudice legittimato a conoscere dell’appello, sembra difficile escludere l’applicabilità anche al relativo giudizio del principio della translatio iudicii previsto dall’art. 50 cod. proc. civ., ove solo si consideri che tale norma è collocata tra le disposizioni generali contenute nel titolo I del libro I, e non opera alcuna distinzione tra competenza di primo e secondo grado”.

 

Avv. Pieranna Buizza



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